L’APATIA INTELLETTIVA – Effetti sociali

Uno dei problemi più grandi e molto sottovalutato dell’Italia di oggi, è un problema d’ordine culturale che personalmente definisco con il termine “Apatia Intellettiva”.

E’ notizia nemmeno troppo recente che l’Italia è uno dei paesi a più alta presenza di analfabeti funzionali. Che ci crediate o no per me questa è una della cause principali della maggioranza delle cose che non funzionano nel nostro paese. Per spiegarmi vi propongo un percorso tra i concetti di Analfabetismo Funzionale, Competenza e Apatia Intellettiva.

ANALFABETISMO FUNZIONALE

Vengono considerati analfabeti funzionali o “Low skilled”, quelle persone che per esempio non sono in grado di capire il libretto di istruzioni di un dispositivo oppure che non sanno risalire a un indirizzo mail contenuto in un sito web in corrispondenza al link “Contattaci”. L’Italia ricopre una tra le posizioni peggiori nell’ indagine OCSE-Piaac; penultima in Europa per livello di competenze (preceduta solo dalla Turchia) e quartultima su scala mondiale rispetto ai 33 paesi analizzati dall’Ocse. Le performance italiane sono migliori solo di Cile e Indonesia. Nello studio è considerato “low skilled” più di un italiano su quattro.

In base a quanto riferisce l’Istat, il 72% della popolazione italiana non è in grado di sintetizzare un articolo o un discorso breve. Chi è analfabeta funzionale non è incapace di leggere ma, pur essendo in grado di capire testi molto semplici, non riesce a elaborarne e utilizzarne le informazioni. Questa considerazione a mio avviso sposta in gran parte il problema dall’area della “conoscenza” a quella dell’“intelligenza” e del “pensiero critico”. L’osservatorio ISFOL traccia un identikit dell’analfabeta funzionale italiano medio, ma in quest’articolo non ci soffermeremo su questo. (Chi vuole approfondire (è molto interessante!) può farlo attaverso il link). Ci porremo invece un’altra domanda:

<<Perché a distanza di più di 70 anni da quando nella Costituzione della Repubblica Italiana (art. 34) viene stabilita l’istruzione pubblica, gratuita e obbligatoria per almeno 8 anni (oggi 10), subiamo socialmente questa situazione disagiante? >>

Ecco allora che per cominciare a capire ci viene in aiuto il concetto di:

COMPETENZA

Rispetto a molti anni fa, il progresso e le conquiste sociali e democratiche hanno portato l’uomo medio a “conoscere” molto di più rispetto al passato, soprattutto grazie all’istruzione obbligatoria. Ma il concetto di analfabetismo funzionale ci fa capire come la “conoscenza” da sola non è sufficiente per ricoprire una funzione sociale pro-attiva e positiva.

Non basta infatti “conoscere” se poi non si è in grado di utilizzare le informazioni in nostro possesso in modo efficace, finalizzandole agli obiettivi individuali e sociali. E’ per questo che oggi le società sono passate a dare maggioreenfasi al concetto di “competenza”, rispetto a quello di “conoscenza”.

La competenza per definizione (European qualification Framework – 2008 Parlamento Europeo) si riferisce infatti alla comprovata capacità di utilizzare conoscenze e abilità personali e sociali, in situazioni di lavoro o di studio e nello sviluppo professionale e personale. E qui facciamo un passo avanti nel ragionamento, perché oltre all’importanza del concetto di conoscenza introduciamo anche il fondamentale apporto del concetto di CAPACITA’ e quello di abilità… e all’interno del concetto di CAPACITA’ entrano a pieno titolo i concetti di “Intelligenza” e “pensiero critico” che abbiamo scoperchiato nel paragrafo precedente.

Ecco che allora la domanda del perché dell’analfabetismo funzionale, può diventare:

perché molte persone non utilizzano bene le loro capacità intellettive e non sviluppano un sano pensiero critico?

LE CAUSE

Sicuramente le cause possono essere molte e interconnesse, ma a mio avviso una di queste è che socialmente parlando abbiamo determinato nel tempo un trend che ha portato molte persone all’Apatia intellettiva, ovvero ad una forma di pigrizia mentale che si sviluppa durante l’arco della vita, anticamera dell’Analfabetismo Funzionale. Di che trend si tratta?

Si tratta di un trend di corruzione dei valori sociali, quei valori che hanno segnato i primi grandi passi della nostra democrazia. Nel primo dopoguerra si è verificata drammaticamente una situazione dove la stragrande maggioranza delle persone avendo perso quasi tutto, ha trovato la forza interiore, la motivazione, la voglia di ricostruire una società sana ed equilibrata, basata sul lavoro e il senso di sacrificio, la libertà, la solidarietà e l’uguaglianza dei diritti, la valorizzazione di cultura e intelligenza, l’onestà… insomma un mondo migliore!

La prima generazione che ha vissuto la seconda guerra mondiale, avendo vissuto sulle proprie spalle il “dramma della scarsità” del periodo bellico, aveva interiorizzato talmente l’importanza dei valori costituenti, che è stata in grado di riportare il Paese verso la prosperità in meno di vent’anni… una nuova situazione dove ancora i concetti di fondo erano vivi e vegeti.

Poi è seguito il cosiddetto Boom economico, dove le nuove generazioni sono passate in poco tempo dalla “situazione di scarsità” alla “cultura dell’abbondanza” e del “facile profitto”. Il periodo del Boom Economico è stato controverso per molti motivi, ma soprattutto per uno: l’inizio della corruzione dei valori fondamentali.

  • Il profitto, e il concetto di UTILE hanno soppiantato il concetto di “solidarietà” nella scala dei valori; questo ha portanto ad una forma di individualismo sempre più evidente, e spostando l’interesse dei cittadini dalla sfera sociale a quella individuale.
  • I modelli vincenti proposti, sono diventati quelli delle “persone arrivate”. Quelle persone apparentemente più capaci e intelligenti (ma molto più spesso “furbe”), quelle che alla fine sono riuscite a sfruttare il sistema capitalistico per guadagnare così tanto in poco tempo e magari con poca fatica, da essere così ricche da permettersi di far lavorare gli altri e da poter pensare solamente a godersi la vita. Ed ecco che “la furbizia” è diventata un valore che nel tempo ha spodestato “l’onestà”, mentre l’opportunismo ha spodestato “l’intelligenza”… e mentre il sogno di “avere tutto con facilità” ha annegato lo spirito del “sacrificio”.

L’APATIA INTELLETTIVA – Atteggiamenti

Bene, in questi ultimi due paragrafi a mio avviso risiedono le parole chiave e le cause dell’APATIA INTELLETTIVA che ci troviamo ad affrontare nella società odierna. Molte persone nell’arco di poche generazioni, hanno infatti seguito questo percorso mentale, perdendo di vista o corrompendo molti valori fondamentali della sana società democratica, e portandoci in dono questi atteggiamenti ormai comunissimi:

  1. Pensare sempre a ciò che è UTILE e confondere questo con ciò che è GIUSTO. E’ ormai prassi consolidata, un errore che stiamo pagando caro soprattutto in termine di “Uguaglianza dei diritti”, poiché oggi è ampiamente visibile anche se mai dichiarato che alla fin dei conti CHI FA PIU’ UTILE HA PIU’ DIRITTI. ( P.es. se delinque un ricco, potendo pagare i migliori avvocati può farla franca, un povero no; se un povero ha un’idea brillante per realizzarla ha bisogno del ricco che si prende i maggiori introiti dell’idea; se uno ha un potere politico o derivato da una posizione privilegiata, ha possibilità di fare utili enormemente maggiori di qualsiasi altro cittadino, ecc.…)
  2. Cercare la via più facile per ottenere le cose. E’ atteggiamento sempre più comune, e, se di per sé può non rappresentare un male ed essere nella natura umana e del progresso, è diventato però un male quando si si sviluppa nella forma “CERCARE LA VIA PIU’ FACILE A TUTTI I COSTI”, a discapito delle basilari regole sociali e della parità dei diritti. (oggi p.es. nei modelli ideali dei bambini la nostra società propone o impone le professioni in cui si crede di poter guadagnare di più, con meno fatica o con divertimento, senza più considerare la propria indole o talento naturale… tutti vorrebbero essere ballerini, cantanti e calciatori; altro esempio i cosiddetti NEET, che un po’ per sfiducia totale nel sistema, un po’ per questa incapacità di trovare risorse interne per non arrendersi, non lavorano più e nemmeno cercano di lavorare, perché ritenute vie difficili, dispendiose rispetto alle aspettative di risultato )
  3. E’ purtroppo diventato atteggiamento comune quello di EVITARE IL SACRIFICIO.  Se non si riesce ad ottenere qualcosa con facilità, si è disposti a rinunciare perché tanto “c’è qualcuno che ci pensa”, oppure si è disposti a cercare una via anche disonesta purché facile. (per esempio è molto comune il giustificare l’evasione fiscale con l’argomento delle tasse troppo elevate, come anche quello di acquistare alcuni prodotti low cost senza chiedersi nemmeno perché costano così poco e a discapito di chi…)

APATIA INTELLETTIVA – Percorso

Questi 3 esempi di atteggiamenti sono utili per trasferire i concetti sopradescritti a quel livello intellettivo e di pensiero critico già individuato e perciò per capire meglio il fenomeno dell’Apatia intellettiva. L’APATIA INTELLETTIVA si può riassumere nella MANCANZA DI VOLONTÀ’ E DEL SENSO DEL SACRIFICIO per ottenere una qualsiasi cosa materiale e immateriale, inclusa la mancanza di VOLONTÀ’ DI CERCARE DI CAPIRE. La ricerca della verità, la comprensione dei fenomeni, mettono di fronte a continue sfide che spesso richiedono ENERGIA, DEDIZIONE, TEMPO e SACRIFICIO, tutti concetti che una gran fetta degli individui italiani (e non solo) oggi detestano. Nessuno ha tempo, il ritmo della vita moderna lascia poche energie,e così il nuovo concetto di “vivere” rifiuta tout-court la dedizione e il sacrificio.

Ed ecco così arrivare pian piano l’Apatia intellettiva che si installa dentro molte persone poco a poco come via di fuga da una vita che non si è riusciti ad adeguare al modello desiderato. Inizia dal momento in cui uno ritiene di non avere più tempo per leggere, di non aver voglia di spremersi per capire. Inizia dal momento in cui si accetta la via più facile da seguire senza valutare le alternative, da quando si inizia a prendere per buona qualsiasi informazione preconfezionata (possibilmente da chi sta simpatico) piuttosto che approfondire, confrontare, analizzare e trarre delle conclusioni proprie.

E’ l’anticamera del pensionamento dell’attività cerebrale, di cui i risultati si vedono oggi soprattutto sui Social Network e sui Media.

APATIA INTELLETTIVA E COMUNICAZIONE

Chi è colto da Apatia intellettiva è un probabile destinato a diventare nel tempo analfabeta funzionale, e credetemi , se buttate un occhio sui social network (il terreno di comunicazione più gettonato dalla società moderna), oggi troverete migliaia di esempi di queste due patologie.

Ed eccoli allora, APATICI e ANALFABETI, che di fronte al dramma del virus incominciano a farsi domande! Ma poi siccome le risposte più intelligenti non piacciono, prendono il primo POST che va nella direzione da loro desiderata (quella che ovviamente non prevede sacrifici né tempo per informarsi), e incominciano a ri-postarlo, a dargli visibilità, a dare voce al primo imbecille che l’ha messo in giro… e già che ci sono, se gli fate notare che la fonte non è molto qualificata (sfruttando le potenzialità dei social che democraticamente danno voce a tutti, ma proprio tutti, mettendo insieme esperti, pensatori, scettici e persino gli imbecilli), fanno pure la voce grossa scavalcando anche il minimo sindacale richiesto da qualsiasi forma di comunicazione…la buona educazione!

Ovviamente le risposte sono del tipo: “ non capisci un c…”, “ vai a farti f…”, “ sei uno sporco di sinistra…” sei uno sporco di destra…” , senza mai un barlume dell’espressione di un concetto razionale e motivato.

Gli APATICI INTELLETTIVI e gli ANALFABETI FUNZIONALI sono coloro che seguono il mantra della generalizzazione, rispolverando il defunto movimento del Qualunquismo… Che però all’epoca del suo massimo lustro morì in un paio di anni già più di settant’anni fa.

E allora eccci a leggere gli sproloqui sugli immigrati che sono TUTTI brutti e cattivi, gli sproloqui sui rivali politici di destra o di sinistra che TUTTI non capiscono una beata fava, gli sproloqui campanilistici contro i vicini di qualcosa, perché sono sempre e comunque TUTTI antipatici.

Ecco, uno dei sintomi per riconoscere un APATICO INTELLETTIVO o un ANALFABETA FUNZIONALE, risiede proprio nell’uso degli assoluti nella sua comunicazione. Le parole “tutti, mai, ogni volta, sempre (dette anche “quantificatori universali” in quanto non ammettono eccezioni), quando fanno parte del vocabolario comune e sono inserite spesso nelle frasi possono essere un triste segnale di riconoscimento dell’APATIA INTELLETTIVA.

E’ risaputo che il cervello usa spesso stereotipi e talvolta anche pregiudizi per “economizzare” la sua attività; se talvolta questo può anche essere realmente utile e normale, molto spesso il loro utilizzo è dannoso, soprattutto quando non accompagnato da un minimo di pensiero critico. Ma è proprio questa l’essenza dell’APATIA INTELLETTIVA… il pensiero critico piano piano viene a mancare perché anti economico (è uno sforzo mentale indesiderato), scomodo (è molto più comodo accogliere pensieri altrui che ci piacciono) e talvolta frustrante (perché a volte non è semplice trovare risposte convincenti).

APATIA INTELLETTIVA, ANALFABETISMO FUNZIONALE ED EFFETTI SOCIALI

Tra gli APATICI INTELLETTIVI e gli ANALFABETI FUNZIONALI i peggiori ci sono quelli “attivi” (p.es. i cosiddetti “leoni da tastiera”). Questo tipo di apatici se la prende con gli altri, e a forza di prendersela con UN NEMICO QUALUNQUE (di cui hanno un tremendo bisogno se no rischiano di realizzare di essere “il nulla”), diventano “odiatori seriali”. Cavalcano ogni minuto la propria frustrazione e contribuiscono a creare un clima tale da far venire la voglia alle persone con cui hanno a che fare di scappare a gambe levate.

Ma poi ci sono anche gli APATICI INTELLETTIVI “passivi”, più deboli, quelli che nel loro inconscio hanno sempre una paura maledetta di non farcela e una autostima sotto l’asfalto, e che a furia di generalizzare ( “Non ci posso fare niente”, “Tanto non ci riesco”, “E’ impossibile”, “Non ce la farò mai”, “Sbaglio sempre”) rendono impossibile anche tutto ciò che è possibile… E poi cadono in profonda depressione entrando in un loop dove l’APATIA prende il sopravvento e rischia di diventare incontrovertibile.

Un elevato numero di apatici e analfabeti ovviamente rallenta la crescita culturale di un paese ma anche la crescita del benessere. Infatti queste categorie quando va bene non riescono a dare un minimo contributo al progresso, e quando va male contribuiscono invece a creare malessere, odio e a distogliere energie dai veri obiettivi che una società dovrebbe avere.

Tra gli effetti visibili causati da una  grande presenza di Apatia Intellettiva e Analfabetismo funzionale possiamo elencare:

  • Decadimento della cultura politica. I politici di oggi sanno di poter contare sull’ignoranza di questo grande cluster; ed è per questo che nell’arena politica prosperano anche personaggi che assettati di potere, usano metodi infingardi ,ma che funzionano. Funzionano perché hanno la capacità di cavalcare l’ignoranza e l’apatia intellettiva, fornendo slogan semplici, diretti, che individuano chiaramente un nemico e senza troppe motivazioni… che tanto a questo grande gruppo di persone non servono. Questo determina anche un decadimento ovvio della classe politica che ci rappresenta, con tutte le conseguenze nefaste del caso!
  • Decadimento dell’informazione. L’informazione sta alla base del progresso e della cultura, ma essendo che in un sistema capitalistico è sempre il business a farla da padrone, cosa volete che i media scrivano quando molti clienti fanno parte di queste due categorie? Esatto, proprio quello che queste persone vogliono sentirsi dire, per cui… diventa vero tutto ciò che da addosso al nemico o a chi sta antipatico, ed è sicuramente falso tutto ciò che avversa gli idoli e chi sta simpatico! E a questo punto cosa succede? Non c’è mica più bisogno dei giornalisti, quegli uomini vecchia maniera che darebbero la vita per dare le informazioni nel modo più corretto possibile! Molto meglio puntare sul leccaculismo dei giornalai servi del padrone, che così il padrone può aumentare la sua simpatia tra i lettori senza troppi sforzi… Ma ancora di più, visto che la tecnologia oggi viene incontro a tutti, gli Apatici intellettivi e gli Analfabeti funzionali se la possono raccontare tra di loro senza nemmeno avere più di mezzo i giornalisti, tanto oggi i Social Network danno spazio a tutti e tutti possono scrivere e persino dire tutte le idiozie che vogliono, persino costruire fake news per aiutare i propri idoli e affondare il nemico…tanto ci sarà sempre la parte a cui si sta simpatici che sosterrà le manipolazioni e le fake news!
  • Il florilegio di Influencer. Gli influencer, una nuova categoria di persone che riesce a ricavarsi un grande spazio di ascolto, grazie all’abilità di parlare ad una grande platea disposta a seguirli. Ora, ci sono anche influencer di valore che probabilmente hanno catturato una platea di esseri pensanti… ma visto che a “dichiararli” influencer c’è un meccanismo basato su clic e visualizzazioni, e che i clic e le visualizzazioni degli apatici intellettivi e degli analfabeti funzionali valgono tanto come i clic delle persone normali (anzi di più perché queste ultime passano solitamente meno tempo a seguire gli influencer), secondo voi quale sarà il livello medio degli influencer di oggi, a poco tempo dalla loro nascita imprenditoriale? Da chi ci dovremmo fare influenzare?
  • La distribuzione della ricchezza. non da ultimo il problema che si fa sempre più pesante nella civiltà del capitalismo selvaggio, diventa ancora più grande perché sposta il potere economico nelle mani oltre che al mondo della finanza, anche nelle mani di chi sa sfruttare l’ignoranza e l’inezia di queste due categorie di persone: dal politico all’influencer, dal giornalista all’imbonitore di piazza, dal capo religioso al finanziere d’assalto. Con meno apatici e analfabeti, probabilmente il contrasto agli squilibri di distribuzione della ricchezza odierni, avrebbe sicuramente maggior successo.

CONCLUSIONI

Per migliorare la nostra Società, la nostra civiltà e la nostra qualità della vita, essendo in una democrazia dove giustamente tutti dovrebbero contare alla stessa maniera, oltre a togliere i privilegi di chi conta di più, dovremmo riuscire a ridurre il numero di Apatici intellettivi e di Analfabeti funzionali. Solo in questo modo chi sceglie, chi vota, chi rappresenta può usare al meglio le proprie capacità intellettive , e rivolgersi ad una platea ricca di capacità intellettive e pensiero critico. Per combattere socialmente l’Apatia Intellettiva e l’Analfabetismo funzionale, dobbiamo perciò rimuovere o ridurre le cause che abbiamo esplorato (oltre sicuramente ad altre che qui non sono menzionate), e perciò dovremmo percorrere vie e soluzioni che portino a:

  • riaffermare i valori fondanti di una società democratica, anche a costo di fare sperimentare un po’ di “scarsità” a chi rischia l’Apatia
  • rivalorizzare a tutti i livelli il concetto di “GIUSTO” e ridimensionare quello di “UTILE”
  • Educare le persone già a livello scolastico al pensiero critico, al non uniformarsi, al senso del sacrificio e della fatica per conquistarsi la vita
  • Educare al divertimento come forma di crescita personale, di valorizzazione del proprio talento e di senso della sfida verso il GIUSTO, e non come un semplice modo di rifuggire la realtà.

Concludo questo articolo, sostenendo che se nel prossimo futuro non saremo in grado di contrastare il fenomeno dell’APATIA INTELLETTIVA e dell’ANALFABETISMO FUNZIONALE, avremo perso qualsiasi battaglia di civiltà, continueremo a galleggiare tra nani e ballerine come abbiamo fatto negli ultimi 25 anni, fino a quando Qualcuno (e non il popolo) deciderà cosa sarà di noi!

Stefano Maida, 03/09/2020

#ADOTTAUNANALFABETAFUNZIONALE #LOTTAALLAPATIAINTELLETTIVA

Occorre fare attenzione a non lasciare che i crimini commessi da singole persone o da piccoli gruppi ci facciano cadere nella trappola delle “generalizzazioni”, in modo che questi atti condizionino il nostro modo di guardare a intere popolazioni, intere regioni e religioni.” -Kofi Annan

“I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel”. – Umberto Eco

Riferimenti bibliografici:

Elisa Murgese, “L’Espresso” 21/03/17

Fabrizio De Angelis – “Tecnica della Scuola” 14/01/19

Maddalena Ferrari e Diletta Mazzotta – “Il Sole 24 ore” 21/03/2018″

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